Amazon e la wishlist

Ogni tanto Amazon mi invia mail nelle quali mi ricorda di avere delle wishlist con degli articoli che costano meno. Io ignoro sempre tutto, sono in un periodo di magra economica e sto mettendo da parte qualche soldino per un po’ di progettini che ho in cantiere per il futuro prossimo.

Ieri non sapevo che fare, quindi ho deciso di assecondare la mail e guardare che c’era nella mia wishlist. Ma l’avevo creata proprio io? Perché non mi ricordavo di averci messo una sedia ergonomica né un paio di calzettoni natalizi, con gli alberelli di Natale sulla pianta del piede antiscivolo.

Ho controllato un paio di volte l’account e sì, era il mio: condivido l’account con mia madre, dato che lei di solito compra una volta l’anno se va bene, quindi non so, era probabile che le avesse messe lei lì per sbaglio. Le mando un sms e mi dice di non sapere neanche cosa sia una wishlist – inutile dire che le credo, lo do praticamente per scontato che sia la verità.

Scorro, scorro e scorro e continuo a trovarci di tutto: una PlayStation 4 con un sacco di giochi, uno smartphone, un tablet, una coperta di quelle a forma di animale dove puoi mettere le braccia per tenerla ferma. Incuriosita ho preso la calcolatrice per vedere quanto fosse, in euro, quella lista e mi è preso un mezzo colpo al cuore: quasi 2000 euro di cavolate e di cose che non sapevo neanche esistessero sulla faccia della terra.

È vero, quando non ho soldi tendo a creare carrelli sui siti nei quali compro per il gusto di farlo, poi li lascio lì in un limbo dalla durata indefinita, che di solito coincide con l’eternità. Forse è il caso che smetta di farlo.

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