Com…missioni impossibili

Mio marito è a casa con la febbre e, oltre a dover pensare a cucinare, stirare, lavare e andare a lavoro, ora mi devo anche occupare di lui e delle sue faccende. Non posso neppure cercare una collaboratrice domestica, perché non ho tempo per farlo, ma quanto sarebbe bello poter contare su un aiuto esterno.

Oggi mi sono dovuta impelagare nel cuore della città per andare a cambiargli l’avvitatore Makita che ha comprato una settimana fa e che ha già rotto, non si sa bene come. Voleva poi anche una pizzetta di pasta brisè – una di numero, eh! – e della Coca Cola, che non ho capito bene come mai ogni volta che ha la febbre la richiede.

Cambiare quell’attrezzo è stato un patema d’animo. Il tizio che mi ha chiesto cosa era successo voleva che gli spiegassi nello specifico cosa avevo fatto per romperlo, quanto lo avevo usato, su cosa lo avessi utilizzato: forse non capiva la frase è di mio marito, io non so neppure come si accende. Mi ha detto che non lo potevo cambiare, allora, ma doveva andarci lui. Ma da che mondo è mondo, se mi presento con scontrino e scatolo, l’oggetto viene cambiato, se è possibile farlo, dopo la valutazione di chi lo ha venduto. O forse sono strana io? Mi ricordo che una volta cambiai il telefonino appena comprato, il ragazzo lo prese, scrisse qualcosa su un foglio e me ne porse subito uno nuovo di zecca.

Ho un mal di testa per colpa di quel commesso che ancora non mi è passato, nonostante l’Aspirina. E mio marito vuole ancora la dannatissima Coca Cola che mi sono scordata di comprare dal panettiere dove ho preso le pizzette – sì, perché a quel punto me ne sono presa qualcuna anche per me.

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