Dormire, quanto ti voglio bene

Ieri avevo il turno di notte, stamani una sola e unica occupazione: dormire! La mia pigrizia, unita agli orari di lavoro, sono due ottimi motivi per auto certificarmi la necessità assoluta di sonno, costante e duraturo.

Ma no, c’è lui, il tuo vicino di casa. Quello che ti viene a suonare per dirti che il tuo zerbino è volato da lui, che in teoria sarebbe una violazione di proprietà e che potrebbe anche scattare una denuncia. Non ho capito se intendesse denunciare lo zerbino o me, dato che il mio nome, su quel coso, non c’è scritto e dato che, purtroppo o per fortuna, non sono io a poter gestire le folate di vento invernale.

Il vicino che quando c’è la riunione condominiale è sempre col braccio alzato per dire a Tizio e a Caio che la sera prima, tornando alle 21:30, lo hanno svegliato. Per spettegolare con la dirimpettaia e farsi scoprire per il pettegolo che è, dato che sa sempre vita morte e miracoli di tutti. È lo stesso vicino che quando ha i nipoti a casa, sembra che siano nella tua camera da letto, per quanto sono in grado di produrre rumore, caos e odio.

Il vicino che quando puoi dormire accende il trapano alle 8:00 del mattino – perché sa che se lo facesse prima potrebbe beccarsela davvero, una denuncia -, e ti chiedi ma come è possibile che questo sappia vita, morte e miracoli di ogni condomino, ma non sa che tu hai fatto il turno di notte, sei rientrata alle 4 e vuoi solo dormire finché puoi? 

Prima o poi andrò a vivere in una capanna sulle Ande, dove al massimo potrò lamentarmi forse del freddo o del troppo silenzio, giuro.

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